Un’interessante ricerca di E-Marketer dal titolo What Social Followers Want indaga sulle motivazioni per cui le persone seguono le marche su Internet. Il dato significativo, come sottolinea anche lo stesso E-Marketer, è che i Max Connectors (persone con più di 500 amici sui Social Network e veri snodi cruciali in una strategia di marketing digitale) dimostrano maggior interesse per novità, prodotti e dialogo con l’azienda rispetto alle “special offers”. L’utente medio, al contrario, si dimostra più interessato a offerte speciali, sconti e promozioni. Ecco l’embrione di una strategia di engagement: usare i Top Connectors per diffondere il proprio messaggio di marketing, ottimizzare la reputazione e massimizzare la visibilità di nuovi prodotti/servizi, mentre si consolidano gli utenti basic con promo e offerte.
Followers strategy. Perché le persone “seguono” le marche su Internet.
Pubblicato 24-01-2010 Internet PR , Segnalazioni , digital media Lascia un commentoTags: brands, e marketer, followers
Internet e la “vivisezione” dei Brand
Pubblicato 20-12-2009 Cultura , Internet PR , digital media 26 CommentiTags: aziende, brand, comunicazione digitale, consumatori, digital marketing, marche, potere, trasparenza, user generated content, utenti, web 2.0
Passo le giornate a osservare i comportamenti delle aziende sul web e ho un sentimento ricorrente: la solidarietà. Per coloro che operano nel marketing e nell’ADV e che sono abituati a spot scintillanti girati in 70 mm, Jingle in dolby surround, foto da galleria d’arte, impaginazioni grafiche da museo. Le marche, infatti, sono abituate a comunicare con una perfezione stilistica totale e oggi si ritrovano di punto in bianco immerse in una vasca in continuo fermento dove la gente le chiama col nome sbagliato, fa loro il verso in contro-spot spesso più popolari dell’originale, ne prova i prodotti e ne parla in pubblico (e non sono modelle, ma consumatrici brufolose e sovrappeso). Solidarietà – sincera – perché sento il disagio che provano coloro che sono i detentori del linguaggio della marca. Sento che si chiedono, nei confronti della Rete: devo davvero portare il mio brand lì dentro? E come? Continua a leggere ‘Internet e la “vivisezione” dei Brand’
Dalla SEO alla Search Friendliness?
Pubblicato 02-11-2009 Internet PR , digital media 4 CommentiTags: doug cook, search friendliness, Twitter
Lo scorso week-end l’ho trascorso a Lisbona in compagnia di un centinaio di Wine-Blogger, tra cui uno d’eccezione: Doug Cook, creatore di AbleGrape (il motore di ricerca dedicato al mondo del vino) e ora Director of Search presso Twitter. Doug ha presentato alcune slide assolutamente brillanti su quale strategia adottare per una maggior “Search-Friendliness”, per risultare insomma più fruibili col proprio sito o blog dai motori di ricerca.
Trovo fondamentale, oltre che graziosissimo (Humblevino/Spamovino) il concetto della slide 3 in cui Doug spiega che con 1.000 visitatori contro 10.000 visitatori puoi avere più conversioni. Relevance is everything.
E per le marche, quale conversazione?
Pubblicato 18-10-2009 Uncategorized 4 CommentiTags: brands, conversazione, luca de biase, marketing, martin sorrell, social media
Verso quale conversazione stiamo andando? Una conversazione collaborativa o una conversazione competitiva? Se lo chiede Luca De Biase in lungo interessantisimo post (qui), introducendo una distinzione che secondo me durerà a lungo.
Nel post di Luca l’attenzione al tema è tutta politica e sociologica. C’è una conversazione collaborativa che è quella che è stata abilitata, resa possibile da Internet, fatta dalle persone e costituita da milioni di microconversazioni distribuite geograficamente e per interesse. Luca individua poi una forma (deviata, deviante, diversa?) di fare conversazione in rete che definisce conversazione competitiva, quella di chi approccia la discussione sul web come una tribuna politica, dove lo scopo non è co-creare qualcosa, ma convincere l’altro (gli altri). O quanto meno disturbare il “competitor”, il concorrente, il rivale politico, etnico, religioso, economico o il rivale nella conversazione in genere. Appare subito chiaro come dietro questi due approcci alla conversazione ci siano due modelli di pensiero, due visioni del mondo, quasi. Il dibattito, molto collaborativo, è già partito di domenica pomeriggio sul blog di Luca e vi lascio a quello per tutti gli aspetti sociali e politici.
Mi aggancio al discorso solo per proporre la variante marketing di questa distinzione, e provare un esperimento collaborativo. Proviamo a immaginare queste due tipologie di approcio alla conversazione per un brand, per una marca. La marca è abituata per definizione alla competizione, in qualunque stanza di marketing si parla di concorrenza, competitors etc etc. Verrebbe da pensare come naturale che un brand avvii delle conversazioni competitive sul web, cercando di dimostrare la sua superiorità. Ma nelle stanze del marketing si vive moltissimo anche di collaborazione: ricerche di mercato, R&D, test di prodotto. A pensarci bene a una marca dovrebbe venire altrettanto naturale avviare delle conversazioni collaborative.
Di primo acchito verrebbe da pensare che dato che il web è fortemente sociale, sia meglio per i brand tirar fuori il loro lato collaborativo. Il fatto è che il web è anche fortemente competitivo (basti pensare a ranking, traffico, aste di keywords) e quindi una marca dovrà giustamente difendersi in un territorio di competizione.
E quando sul web ci saranno marche concorrenti? Due produttori di pasta o di vino o di auto: cosa succederà quando due marche concorrenti si incontreranno nella stessa conversazione? Competeranno o collaboreranno? Avvieranno un dibattito da tribuna o una conversazione aperta?
Altra cosa: chi regolerà queste fattispecie? Come per la pubblicità arriveremo alla conversazione occulta, la conversazione sleale e la conversazione ingannevole?
Il punto è molto teorico, ma può offrire degli spunti a mio avviso interessanti. Domani a Venice Sessions se riesco provo a chiederlo a Martin Sorrell, vediamo che dice… Tornando a noi, quasi certamente la risposta è un po’ di tutte e due, allora proviamo a elencarne casi o forme. Inserite nei commenti un caso vero o teorico di conversazione collaborativa oppure competitiva per un brand? Cosa può fare una marca di collaborativo sul web? E di competitivo?
Le soluzioni pubblicitarie di facebook in Italia (>12M users)
Pubblicato 16-10-2009 Internet PR Lascia un commentoTags: facebook
Ecco un documento fresco fresco dalla presentazione della sede commerciale italiana di facebook, aperta da Juan Diego Oliva che annuncia anche di aver superato il muro dei 12 milioni di “active users”.
Perché su Internet le aziende si DEVONO comportare “come le persone”.
Pubblicato 16-09-2009 Uncategorized 2 CommentiTags: digital marketing, Internet PR
Si discute da molto e in varie forme tra blogger, esperti e non esperti di comunicazione online se sia giusto che le aziende adottino modalità di comunicazione tipiche dei social media e cioè pensate per le persone e non per i brand. Il problema è mal posto, secondo me. Per vari motivi.
Esiste innanzitutto la cattiva pratica in cui molti consulenti propongono strumenti inadatti, mentre ce ne sono alcuni predisposti ad hoc. Poi esiste la cattiva committenza, che pretende da progetti sui social media tempi e risultati non ottenibili, viziata da pratiche storiche sui mass media. Infine esiste la cattiva critica, quella rancorosa che si incentra su ogni minimo possibile sbaglio, invece che mostrare la strada. Ed è forse quella che fa più danno, non portando valore e dando visibilità solo all’errore o al pericolo, mai all’opportunità.
Il grande equivoco di fondo è che molte persone, molto familiari col web, si aspettano dalle aziende una conoscenza istantanea e una prassi comunicativa perfetta dal giorno zero. Non accadrà mai. Il valore sta nel portare le persone dell’azienda in un percorso di conoscenza virtuoso che, nel corso degli ANNI, le porti a diventare cittadine della rete a pieno titolo.
In sostanza il dibattito verte sul tema: “in un contesto di persone, come può muoversi l’azienda?” – “E’ giusto prevedere la presenza dei brand nei Social Network?” - “Le aziende devono stare su twitter?” - Etc Etc… Premesso che il vero punto sta come sempre nei contenuti e non nel mezzo (hanno qualcosa da dire queste aziende?), ecco una serie di “perché” le aziende è giusto che pratichino comunicazione nei Social Media. Anche in modo limitativo, anche poco e non troppo bene, ma purché intanto assimilino logiche e criteri e poi li applichino.
- Perché i Social network PREVEDONO la presenza dei brand.
- Perché i brand [su Internet] non hanno molte altre chance, ameno per ora.
- Perché i Social Media stanno prendendo il sopravvento e funzionano in chiave relazionale e non “inserzionistica”.
- Perché per attrarre l’attenzione delle persone devi essere “Human” e non puoi essere solo brand.
- Perché paga.
- Perché è vero che è ridicolo pensare che si possa diventare amici di una macchina, ma è anche sbagliato criticare un mondo perché qualcuno lavora male.
- Perché porsi il dilemma se abbia senso l’agenzia 2.0 è tempo perso. Il problema non è quello, il problema è AIUTARE le aziende a comunicare nel modo giusto. Farlo, non parlarne.
- Perché le aziende sono fatte di persone.
Che poi tutto questo non sia facile, siamo d’accordo. Ma cosa volete: visibilità senza pagare il media e senza fare un po’ di fatica?
Giocone FriendFeed: un esempio di personal publishing?
Pubblicato 13-09-2009 digital media 1 CommentoTags: adamo, damo lanna friendfeed gioconeff giocone enigimistica economia di rete
Ho pensato a un #GioconeFF da proporre a tutti quelli che hanno voglia
Comincia così il gioco che da qualche settimana sta svolgendosi un gioco enigmistico molto particolare, si chiama “Il Giocone FriendFeed“, in breve #GioconeFF*.
Autore del gioco è Adamo Lanna, professore parmense appassionato enigmista e narratore, vivace protagonista sui Social Network emergenti. Il gioco mescola le tecniche enigmistiche tradizionali (giochi di carte, trova il nome, indovinelli, aguzza la vista…) con le dinamiche di interazione proprie dei Social Network (friends, updates, archivi, like e commenti…). A ogni gioco risolto si passa di livello, si entra in una “stanza” prima inaccessibile per il gioco successivo.
Il risultato è interessante da molti punti di vista se andiamo a leggerne i segnali deboli:
- per la passione e l’intraprendenza di un singolo enigmista senza “struttura”, redazione o fondi
- per il livello altissimo di personalizzazione del gioco. I partecipanti, infatti, sono anche protagonisti essi stessi degli indovinelli, aumentando l’empatia e aprendo da un punto di vista enigmistico risvolti inediti
- per il “potenziale virale” dato dall’engagement dei partecipanti e dalla dinamica intrinseca del gioco stesso e dei social media, che porta alla sua autodiffusione mentre viene fruito (in pochi giorni agostani ha “tirato su” oltre 100 partecipanti che cercavano di aiutarsi a vicenda o comunicavano il proprio stato di avanzamento agli amici, dando così visibilità al gioco e “reclutando” nuovi iscritti)
- per la capacità di “plasmare” Internet secondo la propria visione e di “vedere” il gioco (in questo caso) anche dove non c’era prima.
- per il “potenziale creativo” che la rete dimostra di esprimere anche in questo contesto
- per il “potenziale anche economico” che si è innescato dopo qualche settimana quando i partecipanti hanno deciso di iniziare a fare delle donazioni attraverso il sito di Adamo, come riconoscimento dello sforzo fatto, della sua qualità e del valore ch ci riconoscevano: un acquisto a posteriori!
Provate a applicare questo modello all’editoria e all’informazione (l’enigmistica non è forse una delle rubriche più popolari di molti quotidiani?) e vediamo cosa esce dall’equazione: pubblicazioni indipendenti, network-centriche, autosostentate. L’ambiente dei Social media sembra privilegiare i contenuti a forte caratterizzazione umana e personalizzati/personalizzabili. Modelli economici forse meno scalabili, ma non è certo un problema dell’utente finale questo. Un piccolo caso da studiare, insomma.
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Iscriviti a friendfeed e a gioconeff
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*= Il nomignolo #GioconeFF è ottenuto usando i codici della rete, in cui il simbolo # attiva l’hashtag di twitter e i Social Network ormai gli utenti li chiamano abbreviandoli: facebook FB, FriendFeed FF…
Google sta “trasformando” Internet in un Social Network?
Pubblicato 21-07-2009 Internet PR 14 CommentiTags: google facebok friendfeed social network
Non passa settimana che non compaia una nuova “vocina” nella barra in alto quando siamo loggati col nostro account Google. Ormai assomiglia sempre di più a un interfaccia da Social Network:foto, filmati, chat, messaggi, newsfeed, mappe, friends…
E se la strategia di risposta di Google alla deriva social della search* fosse tessere un filo sottile, ma molto ampio e resistente attorno a tutta la nostra vita digitale? Offrirci una miriade di servizi sul web aperto e poi imbastire una rete tra di essi costituendo così un Social Network Virtuale grande quanto la base utenti di gmail?
Anche alcune novità introdotte recentissimamente sembrano andare nella direzione di marcare stretto facebook e gli altri Social netwrok: penso, per esempio, a Google Friends Connect (emulo di Facebook connect?) e l’introduzione della funzione “LIKE” su Google reader. Ma anche alla recente acquisizione della “centrale” di Feed RSS più importante che ci sia: Feedburner e al fatto che i fondatori di FriendFeed siano tutti ex googliani, che sia il prossimo merge?
E per le aziende?
Le lezioni che si possono trarre da questa microanalisi, in termini di comunicazione, sono due:
- il “territorio” è molto più ampio del social network del momento: va benissimo usare facebook che consente alcune forme di interazione molto interessanti coi propri consumatori, ma è saggio non mettere tutte le “eggs in the same basket”. Una strategia di relazioni online deve saper integrare spazi e strumenti diversi tra di loro e continuare a rispettare i motori di ricerca, che sono ancora la fonte naturale di ricerca di informazioni su prodotti e servizi.
- il web è fatto di flussi, di updates, di contenuti che devono viaggiare molto velocemente e interconnettersi tra di loro in ogni modo possibile. Quando un’azienda progetta una presenza web dovrebbe “abilitare” questi flussi il più possibile e evitare “impalcature” troppo rigide e pesanti.
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*chiedere una cosa ai propri amici/contatti dà una risposta spesso qualitativamente più alta che chiederla ai motori di ricerca
Gestire i Social Media sta diventando un problema?
Pubblicato 16-05-2009 Cultura 23 CommentiTags: social media marketing debora serracchiani facebook
Debora Serracchiani posta su flickr la sua sidebar di facebook. Thanks for sharing, Debora: ti uso come cavia, a questo punto. Nell’immagine vediamo molti dati significativi, uno in particolare: 2.358 richieste di amicizia inevase. Ora le alternative possono essere:
- Debora Serracchiani trascura facebook e le tantissime richieste si sono accumulate nel tempo.
- Debora Serracchiani NON trascura facebook, ma ha oggettivamente difficoltà a tenere il ritmo con la sua popolarità crescente.
In entrambi i casi in questo momento facebook sta rappresentando più un problema che un’opportunità per la giovane politica. Quanti elettori mancati si annidano tra i 2.358 amici non accettati? Quali occasioni di incontro andate perse si nascondono in quei 248 inviti ad eventi senza risposta? E la presenza di Debora e la sua partecipazione in quei 1.257 gruppi a cui non si è ancora iscritta quanto avrebbe potuto aiutarla politicamente? Se a ciò aggiungiamo che un giovane politico oggi non può trascurare altri stumenti quali, per citarne solo alcuni, YouTube, Flickr e diciamo un blog il risultato è che un politico, anche solo emergente e con un seguito limitato, rischia di non farcela a gestire la sua immagine in prima persona. Ma il senso del web dei social network non era proprio questo: il dialogo diretto? E quindi?
Far rispondere un segretario non si può, sarebbe (giustamente) un piccolo scandalo. Anche se certe funzioni in realtà un Personal Assistant potrebbe assolverle. Si aprono quindi due scenari.
Fino a dove un politico sui social media può “farsi sostituire”?
I Social Network possono paradossalmente tornare a diventare strumenti di comunicazione di massa (one to many)?











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